Capitolo 2 – Red e le stelle

Audiolibro – Capitolo 2

Avvia l’audio del capitolo 2 e leggi il testo qui sotto


UNIVERSO 45, APPARTAMENTO DI RED

03:45, 21 luglio 2021

Era notte. Una calda e serena notte di mezz’estate.

A Magnavalle tutto taceva. Neanche in piazza c’era più gente, data l’ora tarda. Tutti quanti erano tornati a riposare, ognuno in casa propria. I lampioni accesi mostravano ai pochi ancora per strada la via del ritorno, mentre le abitazioni avevano le lampade spente e le tapparelle chiuse. Le poche dimore in alta montagna andavano via via affievolendosi, lasciando il palcoscenico ad un cielo stellato incontaminato sopra le cittadine di campagna del circondario. A Baruso, dall’altro lato della valle, c’era qualche persona sveglia in più ma anche lì tutti stavano andando a dormire. Qualche stella cadente, di tanto in tanto, decideva di farsi vedere per essere prontamente ignorata dalla popolazione dispersa nel mondo dei sogni, poco prima di sparire dal cosmo.

Lo stesso regime del mondo esterno vigeva anche in un piccolo appartamento all’ultimo piano di uno dei palazzi di periferia. L’unico rumore ancora udibile in quella dimora era il russare degli inquilini, ma tolto quello il silenzio era tombale. Tutte le imposte erano chiuse, ad eccezione di quella all’esterno di una stanza che definirla disordinata sarebbe stato un complimento. In quella camera alla rinfusa ci stava dormendo un ragazzo in carne, alto circa un metro e ottanta. Diciannove anni che non avevano la minima voglia e fretta di farsi sentire, gettati per la maggior parte al vento su progetti che, anche se superbamente ambiziosi, non avevano mai preso il volo e giacevano nella sua mente imperfetti. Il tutto giustamente inumidito dal suo sudore, che in parte era dovuto al caldo estivo ed in parte alla tensione.

Tutto d’un tratto il giovane si alzò di scatto, sedendosi sul letto e sbarrando gli occhi. Trattenne per i capelli un urlo di paura, che uscì come un verso smozzato. Per fortuna, ciò che aveva appena vissuto era solo un incubo.

Lasciandosi andare, ricadendo verso il materasso senza opporre alcuna resistenza, sospirò esausto ‹‹Esisterà un giorno, prima o poi, che mi lascerai stare?››

Non riusciva a passare notte senza che non ci fosse almeno un brutto sogno per Red, questo era il nomignolo con cui tutti chiamavano quel poveretto. Gli incubi erano sempre e solo di due tipi, in cui quella ragazza, che lui conosceva fin troppo bene, era sempre presente. Nella migliore delle due possibilità lei gli riproponeva ricordi felici passati insieme, per poi strapparlo a quel mondo con un “non ti voglio più vedere, mi fai schifo”, seguito di norma da accuse infondate che gli davano i brividi anche più del sogno stesso. In caso contrario, come quella sera, la ragazza lo avrebbe inseguito a perdifiato per poi ucciderlo in quel corridoio, quasi in parallelo a come aveva fatto nei sentimenti qualche anno prima.

Ormai ci era abituato. C’erano state volte in cui era riuscito addirittura a posticipare l’inevitabile, ma ogni singola volta senza il successo che sperava. Aveva provato a far finire quella raffica di incubi in ogni modo che gli fosse possibile, ma purtroppo la sua memoria, eccezionalmente efficiente nel suo compito, vanificava gli immani sforzi.

Passandosi una mano sul volto, lasciando andare un altro spiffero, il pensiero fresco dell’incubo lasciò il passo ad un altro concetto. Il bisogno di acqua, in quantità industriale. Spinto da quel desiderio, il giovane si alzò e infilò le ciabatte ai piedi con fare goffo e pigro. Il pigiama, che nonostante la ciccia in eccesso gli stava un po’ largo, accarezzò dolcemente con le pieghe il materasso e le lenzuola ancora arruffate. I capelli, castano chiaro, si stavano sistemando sotto il loro stesso peso, assieme alla barbetta, tagliata e sistemata da qualche giorno.

Procedendo verso la cucina, Red si stiracchiò, con tanti piccoli crack emessi dalle sue vertebre. Arrivato, si avvicinò al frigo e con un gesto fluido lo aprì, alla ricerca di quello di cui aveva bisogno.

L’insalata sullo scaffale alto sarebbe servita l’indomani, non adesso. Gli affettati sul ripiano di sotto avrebbero soltanto peggiorato le cose ma erano decisamente invitanti, per non parlare di quel pecorino grattugiato ad altezza sguardo che lo tentava. Se avesse avuto un cucchiaino a portata di mano ne avrebbe preso un po’, ma una cosa era certa. L’acqua non si trovava.

Fu in quel momento che gli tornò la memoria. Realizzando dove fosse ciò che chiedeva, chiuse il frigo con un colpo d’anca e andò nel ripostiglio della madre. Tra ferri da stiro ed arnesi per il cucito, nell’angolo, c’era l’acqua ancora fresca dal giorno prima. I suoi genitori erano andati a prenderla in quel di Cercetano, imbottigliandola direttamente alla sorgente. Era ancora fresca, gradevolissima a quell’ora di notte. Prendendo una bottiglia con un gesto smozzato dalla stanchezza, stappandola con nonchalance, fece per tornarsene nella stanza con pacatezza e senza fretta, bevendosene mezza in un colpo solo percorrendo quel breve tratto di salone.

Rientrando nella sua stanza, con fare lento e placido, uno spettacolo si prostrò di fronte all’unico in grado di apprezzarlo a pieno. La Luna brillava così forte da proiettare dei fasci di luce in giro per tutta la valle, un fenomeno che il giovane appassionato di astri adorava con tutto se stesso quando non impediva la fotografia del cielo stellato col suo assordante bagliore. I raggi del corpo celeste, riflessi dall’atmosfera e dal suo pulviscolo, giungevano a terra passando per la finestra, spezzettati dagli infissi in legno. L’astrofilo non poteva certo lasciarsi scappare quell’opera d’arte, la Luna stava tramontando e quindi non sarebbe potuto rimanere lì ancora per molto prendendosela comoda.

Aprendo alacremente la finestra, dopo aver poggiato sulla scrivania la bottiglia mezza vuota, il giovane si appollaiò alla balaustra del balcone fissando intensamente il satellite che si copriva dietro Sassetano con un velo di terra e roccia. Nell’istante in cui l’astro più vicino sparì dalla vista, migliaia e migliaia di stelle popolarono come tante piccole lanterne appena visibili il cielo stellato, mostrando una pletora di disegni e costellazioni. I tratti lattiginosi della Via Lattea tagliavano in due la sfera che, sopra la sua testa, si adornava di fotoni vecchi di migliaia di anni, i quali non attendevano altro che arrivare fin lì. Uno spettacolo mozzafiato, che sarebbe stato capace di lasciare chiunque a bocca aperta, se solo qualcuno fosse stato vigile a quell’ora.

Il tempo che Red stava per trascorrere in quel piccolo angolo di paradiso, ormai, era agli sgoccioli. Quell’angolo di mondo, precisamente a misura d’uomo, che per anni lo aveva premiato con i suoi paesaggi, ma anche temprato a suon d’insulti, era diventato troppo stretto. In molti dicevano che era molto bravo in quel che faceva, arrivando sicuramente al livello dei più grandi e noti professionisti. La sua partenza da quel paesello, che non voleva affatto lasciare, era questione di “quando”, non di “se” purtroppo. Sarebbe tornato, senz’ombra di dubbio, per dare un occhio a Verteglia o per fare un giro in quel di San Francesco, andare a prendere alcuni amici e poi dirigersi ad Irpoburgo a fare baldoria, anche per un pomeriggio e basta. Le sue radici erano in quel posto, a scapito di cosa chiunque potesse dire. A tutti gli effetti, però, era ancora eccessivamente troppo presto per pensare a tutto questo, soprattutto a quell’orario. Era meglio godersi quel panorama per il tempo che restava, senza pensarci troppo.

‹‹È davvero un peccato che debba scambiarvi per degli insulsi lampioni, mie care stelle…›› ululò sottovoce lui, sospirando sul terrazzo e tirando in dentro una boccata di quella fresca aria di montagna.

Entrando un secondo dentro casa e bevendo ancora qualche sorso d’acqua dalla bottiglia, che nel frattempo aveva lasciato un po’ di condensa sulla scrivania, si chinò per prendere da uno degli scaffali una fotocamera grande all’incirca quanto la sua mano destra, di quelle professionali ma non troppo. Accendendola e aprendo l’obiettivo, si mise il laccio attorno al collo per evitare che si rompesse sfuggendogli di mano per poi tornare sul balcone.

‹‹Che ne dite, un’ultima foto di gruppo? ››

Qualche istante più tardi, un clic.


Seleziona la prossima pagina multimediale

Torna alla home
Trailer
Capitolo 1 – L’incubo
Capitolo 3 – Mattina da Red
Capitolo 4 – Red incontra Science
Capitolo 5 – Science spiega magia e anima
Capitolo 6 – Conosciamo Camera
Spiegazione dell’anima