Capitolo 4 – Red incontra Science

Audiolibro – Capitolo 4

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UNIVERSO 45, ATRIO DEL PALAZZO

07:41, 21 luglio 2021

La mattinata procedeva, sciapa, nell’atrio del palazzo, senza qualcosa che potesse cambiare la situazione.

Il sole, sorto poche ore prima sulla cima di Baruso, illuminava, dalle austere finestre che, ad ogni piano, facevano entrare un po’ di luce, l’intera stanza di servizio del condominio. Non c’era nessuno a vedere quei raggi di luce che, dai vetri, si infrangevano sulle mura bianche e venivano in parte riflessi sulla ringhiera in metallo, rendendola piacevolmente calda al tatto, ed in parte sul tappeto verde al pianterreno. I gradini in marmo riposavano di fronte all’ascensore, girando come una trottola all’interno della colonna d’aria che, salendo, consentiva a chiunque nella tromba delle scale di discutere mentre si saliva o si scendeva. Molto spesso faceva le veci dello spioncino.

L’unico suono che rompeva il silenzio nell’intero edificio era il rumore ovattato delle ciabatte di Red che stava scendendo, cronometrando ogni singolo gradino come un metronomo. Ogni tanto si sentiva qualche sbuffo, dettato dall’ira che il giovane abitante dell’ultimo piano stava provando.

Un salto marcò la fine della discesa. Il portone in vetro antisfondamento sussultò leggermente alla scossa provocata dalla botta, producendo un rumore simile a quello che faceva quando veniva chiuso di scatto, seppur decisamente più attutito. La trasparenza del varco concedeva all’inviperito una visuale leggermente distorta del mondo esterno, il quale a furia di scherzi e scherzetti era un libro aperto, anche senza che la luce del giorno fosse lì ad aiutare l’inquilino dell’ultimo piano a riconoscere chi gli desse noie. E quello che vide lo lasciò perplesso, ma non per questo meno nervoso.

La sagoma che l’entrata lasciava intravedere non era quella di una piccola armata di ragazzini, come il giovane si aspettava, bensì quella di una sola persona. Quello che lo lasciava ancora più scettico era la forma che stava osservando, la stessa che avrebbe avuto lui se fosse stato in quella posizione. Lasciato furibondo e stranito da quell’informazione, si avvicinò a passo lento all’ingresso per vedere meglio. Ad ogni passo in più che faceva in quella direzione, l’ombra mostrava sempre più dettagli uguali ai suoi, ad eccezione del vestiario. La parte alta dei vestiti era lunga fino al ginocchio, mentre il pantalone era a gamba lunga.

‹‹Altro me, è davvero da maleducati non farmi entrare!›› esclamò lo straniero ridacchiando.

‹‹Cosa intendi per “altro me” e chi sei.›› ruggì furibondo Red.

‹‹Se mi apri la porta ti spiegherò qualsiasi cosa!›› rise l’altro.

Come evidenziato poco prima dalla madre, la voce dell’estraneo era identica alla sua. Ora più che mai era certo che non si trattava di qualche trucco, come ad esempio un video dei suoi tagliuzzato. Aveva visto la sua mascella muoversi e le parole uscirne di conseguenza.

Sempre sul chi va là, tenendo la tazza come se volesse scagliarla contro l’esotico visitatore, aprì la porta rimanendo a bocca aperta. Fatta eccezione dei vestiti che aveva addosso, non esistevano differenze tra i due a livello fisico. Stessa altezza, stesso colore e taglio di capelli e barba, stesse proporzioni del viso e corporatura. Erano del tutto identici. E mentre l’inquilino dell’ultimo piano portava un pigiama corto, l’ospite era vestito di tutto punto. Portava un paio di occhiali dalla montatura blu cobalto e un camice da laboratorio, le cui cuciture avevano la stessa tonalità. La polo azzurra ed i jeans lunghi completavano il guardaroba di questa copia che, con un passetto, entrò nell’atrio.

‹‹Visto? Alla fine dei giochi non era poi così complicato!›› dall’avere le mani riposte nelle tasche del camice, il forestiero gliene porse una.

‹‹Spiega chi sei e perché sei qui.›› Red, riluttante, non gliela strinse.

‹‹Devo dirtelo, caro mio, temevo di non aver centrato il bersaglio visto il tuo atteggiamento. Spiegherò tutto ciò che vuoi sapere, non preoccuparti.›› il travestito da scienziato si stiracchiò rilassato. ‹‹Sarà più semplice se conosci l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica… Ce l’avete da queste parti?››

‹‹Allora…›› il ragazzo perse la pazienza. ‹‹Per come la vedo io, le cose in questo momento sono due. O mi somigli, hai visto i miei video e sei venuto qui con l’intento di dirmi un sacco di stronzate, cosa molto probabile e se questo è il caso hai scelto decisamente il giorno sbagliato… Oppure la tua presenza qui dimostra la teoria più accreditata e famosa del secolo.›› Red si preparò al lancio della coppa. ‹‹Dimmi un po’ te quale di queste due ipotesi è corretta secondo me.››

‹‹Perfetto, vedo che conosci quella teoria!›› esclamò sollevato lo straniero. ‹‹Posso dimostrarti tutto ciò che ho detto finora senza alcun problema, tranquillo!››

L’estraneo, discostandosi il camice dal fianco, mostrò un fodero con quella che sembrava una pistola all’interno. L’unica differenza tra quella ed un revolver classico stava nel livello tecnologico, che quasi trasudava dal congegno. Estraendola, la mostrò a Red il quale indietreggiò con le mani in alto.

‹‹Sta a guardare!›› puntandola al muro e fissando lo spaventato negli occhi, il visitatore sparò. Temendo un colpo diretto verso di lui, il ragazzo si parò il volto. Al posto del rumore che si aspettava, un piccolo bagliore blu si presentò a sostituirlo. Quando tornò a scoprirsi ed aprire gli occhi, ciò che vide era quasi surreale.

Lo scienziato, a mo’ di cowboy, soffiò sulla canna del marchingegno fumante e se la rimise alla cintura tentando di farla roteare, ma fallendo miseramente. Il suo occhio destro, dapprima blu con la sclera nera, tornò normale in un battito di ciglia.

Sul muro, anziché un colpo di pistola, era apparso quello che sembrava un buco nero privo però della parte nera. Uno strano gioco di luci mostrava, al di là di un bordo blu soffuso e quasi sfumato nel riflesso distorto dell’ambiente, un altro corridoio tale e quale a quello dove si trovavano i due. L’unica differenza stava nel fatto che loro due non c’erano. La cosa non cambiava da qualsiasi angolazione la si guardasse, c’era sempre il bordino blu sfumato e soprattutto la copia della stretta stanza al centro dell’esoterico gioco di luci. Dopo averci girato intorno per qualche istante, il padrone di casa si convinse che quanto detto dall’estraneo non era affatto finzione.

‹‹Ma questo… È un ponte di Einstein-Rosen…›› Red si pronunciò, in preda allo sbigottimento più puro.

‹‹Suvvia, vostra grazia, eviti i paroloni complicati. Da me li chiamiamo soltanto portali.›› lo scienziato si stiracchiò di nuovo, sempre più rilassato. Sembrava che anche lui si fosse svegliato da poco, sotto la sua ironia. ‹‹Mi credi adesso?››

‹‹Spiegami. Tutto.›› Red, ancora decisamente confuso ma curioso di imparare qualcosa di nuovo, si girò incredulo verso l’estraneo. ‹‹E soprattutto, spiegami come mai sei qui e non a prendere il Nobel!››

‹‹Molto semplice, caro mio. Volevo testare il nuovo congegno che ho creato venendo a trovarti, seguendo le indicazioni di un vecchio amico.›› l’acculturato si rivolse in modo serio verso l’inquilino dell’ultimo piano. ‹‹Posso farti una domanda?››

Controbattendo all’ironia con l’ironia, il ragazzo disse ‹‹Hai una pistola. Spara pure.››

‹‹Se i miei calcoli inesistenti e fatti sul momento sono corretti, anche tu hai diciannove anni, sei alto circa un metro e settanta ma soprattutto anche tu sai qualcosa di fisica. Corretto o mi sbaglio?›› lo scienziato, ridendo leggermente per la battutina del suo doppione, prese gli occhiali in mano e se li pulì con un lembo del camice.

‹‹Sì, hai ragione.›› il ragazzo annuì, confermando la tesi del suo alter ego.

‹‹A questo punto puoi capire benissimo che noi, non essendo i soli in giro per il multiverso ad avere queste proprietà, abbiamo qualche problemino a distinguerci. Posso spiegarti dopo quello che succede a livello multiversale ma il problema che voglio sottoporti in questo istante è un altro. Come posso chiamarti senza che si volti mezza stanza in caso ci riunissimo?›› il luminare, sarcastico, ribatté con una domanda dopo l’altra.

Red ci rifletté per qualche istante, per poi rispondere in modo semplice e naturale.

‹‹Chiamami pure Red. Su Internet mi hanno dato questo appellativo e quindi, se usi questo nome per rivolgerti a me, non mi fa nemmeno così strano.›› rispondendo, il giovane rincarò la dose con un mezzo sorriso.

‹‹Piacere di conoscerti, Red. Chiamami pure Science.››


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Trailer
Capitolo 1 – L’incubo
Capitolo 2 – Red e le stelle
Capitolo 3 – Mattina da Red
Capitolo 5 – Science spiega magia e anima
Capitolo 6 – Conosciamo Camera
Spiegazione dell’anima