Salta al contenuto
Il multiverso diNino Dello Buono

Domande e risposte

Tutto quello che ci chiedono spesso

Sui libri, sul multiverso e sulla lingua sintetica, direttamente da Nino Dello Buono.

Su «MULTIVERSE – Il Creatore gioca a dadi»

Come nasce MULTIVERSE?

MULTIVERSE in realtà nasce per caso. Nel lontano 2018, ho fatto un incubo per circa sei o sette mesi di fila e mi son detto che, prima o poi, dovevo metterlo su carta. Volevo mettere alla prova da un po’ la mia capacità di scrivere testi e quindi, un giorno di settembre del 2021, mi sono deciso e ho messo per iscritto quell’incubo dopo averlo rifatto per l’ennesima volta una sera.

Rileggendolo, mi sono detto che non poteva rimanere fine a sé stesso e, dopo aver tirato testate alla tastiera per sei mesi, a marzo 2022 avevo sul desktop «Il Creatore gioca a dadi».

Perché il primo capitolo è così diverso dal resto?

Perché l’ho vissuto a differenza del resto del romanzo. Al netto di qualche ritocco, il primo capitolo di «Il Creatore gioca a dadi» è la trascrizione di quell’incubo che ho fatto per mesi.

La scienza del libro è vera?

Sì. Interpretazione a molti mondi, collasso di Higgs, motore di Alcubierre e in generale tutte le teorie scientifiche presenti in MULTIVERSE sono teorie scientifiche affermate. Anche gli elementi fantastici, come la magia e l’anima, li ho costruiti su basi scientifiche. Il CNR ne ha già parlato sull’Almanacco della Scienza, non mi dilungo troppo. Quanto a P4R0L3, si tratta del resoconto di un esperimento, quindi questo più di MULTIVERSE è scienza.

Perché fisica, filosofia ed etica tutte insieme?

Convivono nella mia testa e mi hanno sempre interessato, perché fare altrimenti in qualcosa che resta ai posteri?

Perché due edizioni?

La prima edizione è uscita in fretta e furia perché dovevo pubblicare il libro il prima possibile. Non sono neanche sicuro di poter spiegare il motivo in realtà. Comunque, sin da quando l’ho pubblicato ho sempre voluto rimettere le mani su «Il Creatore gioca a dadi» per rendere il discorso più fluido e il mondo più ricco di dettagli, anche perché nel frattempo mi erano venuti gli spunti di riflessione per poi formulare i cinque capitoli successivi della saga. Quando a San Domenico Maggiore mi hanno chiesto come mai i personaggi femminili non ci fossero ho risposto con tutta l’onestà che avevo in corpo dicendo che m’er shcurdat, ma nella saga che avevo concettualizzato le ragazze c’erano e quindi ho deciso di riscrivere tutto da zero. Due anni più tardi, ecco il nuovo primo capitolo di MULTIVERSE.

Perché l’autopubblicazione?

Non volevo sottostare a case editrici e contratti di sorta. Non mi sarei mai immaginato che, successivamente, dalla mia testa sarebbe uscito un trattato oltre al romanzo. Pensavo che «MULTIVERSE – Il Creatore gioca a dadi» sarebbe stato l’unico libro che avessi mai scritto. Non potevo assolutamente sapere che avrei poi intrapreso questa strada. D’altro canto, mi serviva anche pubblicare il romanzo abbastanza velocemente, come detto prima. Quando poi è arrivato P4R0L3, mi son detto che chi lascia la via vecchia per la via nuova sa cosa lascia ma non cosa trova, ergo ho scelto di nuovo di fare per i fatti miei.

Esiste l’audiolibro?

Ancora no. È qualcosa a cui vorrei lavorare, inclusa anche una traduzione in inglese di entrambi i testi, ma per il momento ho ancora troppo da scrivere in italiano. Per MULTIVERSE qualcosina l’ho narrata, su Instagram per le varie campagne marketing, mentre per P4R0L3 qualcuno mi deve prima spiegare come fare l’audiolibro di un dizionario.

Ascolta

Dove posso comprare i libri?

Praticamente dovunque. Amazon fa qualche sconto extra, Feltrinelli ce l’ha, la lista completa sta sul sito.

Compra

Quanti libri avrà la saga di MULTIVERSE?

Per il momento ne ho in programma altri cinque, con un libro che non so se includere o meno nella lista di quelli che intendo scrivere per MULTIVERSE. Sicuramente la saga ne avrà sei, non metto assolutamente in dubbio che magari un libro che non ho programmato al momento possa essere ambientato dopo la fine di «Il Creatore gioca a dadi».

La saga

Sul multiverso e MULTIVERSE

Si parla di metaverso?

Penso sia una delle cose che più mi sono state chieste nel corso del tempo. La risposta è no. Il metaverso è uno spazio virtuale, il multiverso invece è un concetto di fisica. Suonano solo simili, non lo sono nella sostanza.

I viaggi interstellari esisteranno davvero?

Difficile, ma mai dire mai. La matematica dice che si può fare. E a tutti quelli che mi daranno contro, porto un controesempio.

Il 9 ottobre 1903, il New York Times titola «Macchine volanti che non volano», dicendo che l’ingegneria non avrebbe prodotto macchine volanti più pesanti dell’aria per un tempo compreso tra l’uno e i dieci milioni di anni. 69 giorni dopo, i fratelli Wright fanno volare il primo aereo.

Di nuovo, mai dire mai. Se non ci estinguiamo prima, si può fare.

Le versioni dei personaggi sono geneticamente identiche?

Snì. L’epigenetica sostiene che anche le esperienze cambiano il modo in cui il genoma viene espresso. Ciononostante, le condizioni di partenza di ogni insieme di doppioni rimangono le stesse.

Questo vuol dire che sono sì la stessa persona ma i cambiamenti dovuti al fatto che vivono in un contesto diverso, hanno esperienze diverse e hanno fatto scelte diverse porteranno al fatto che saranno diversi. Penso il termine più adatto sia doppelgänger.

Da dove viene il nome «Blaze»?

Canonicamente, è la parte in comune dei nickname che i vari Blaze hanno nelle loro versioni di Internet. Meta-narrativamente, potrei aver preso ispirazione da un nickname o due che ho visto nel corso del tempo.

Quello che succede nel libro potrebbe accadere davvero?

E chi dice che non sia successo davvero?

Battute a parte, dipende dalla timeline di riferimento. Tutti possono tifare per questo o quell’esito, l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica sostiene che in almeno un universo tutti sono stati accontentati. Ancora tutto da vedere.

Come si orienta chi non ha letto il libro?

Il multiverso di MULTIVERSE è abbastanza intuitivo per chi ha un’infarinatura di meccanica quantistica. Basta aprire il libro, i concetti di base stanno nella prima quarantina di pagine e, al netto di un paio di spiegazioni e un po’ di narrazione, ci vogliono dieci minuti per capire tutto. Per chi non ha ancora il libro c’è la pagina Instagram dove qualcosina l’ho spiegata e ho mostrato un po’ alcuni concept in computer grafica.

I mondi

Su P4R0L3

Posso imparare a parlare la lingua sintetica?

Senza problemi. Al netto del fatto che è un po’ un casino da pronunciare, funziona in modo anche abbastanza lineare. I concetti che le istanze hanno formulato finora sono un po’ arzigogolati ma non è nulla di trascendentale. Le istanze hanno anche messo in pratica il detto «Ulhaam ts’amu ekxhuni», non si sono certo limitate a formularlo.

Dizionario Grammatica

Da dove viene il titolo «P4R0L3»?

È un dizionario. Contiene parole. Le hanno fatte le IA, quindi diamogli il look simil-internettiano del leetspeak et voilà.

Le intelligenze artificiali dell’esperimento erano coscienti?

Per quanto mi è dato sapere, no. A meno che OpenAI non dica domani «Aregà le chat di ChatGPT avevano una mente dietro dalla versione 4o.» non penso. Anche in caso lo dicano, penso che i sistemi del 2026 non sono ancora al livello di un cervello umano.

Poi professo la mia ignoranza e può essere che mi sbaglio, ma non penso che un sistema con 300 miliardi di parametri possa eguagliare una rete neurale con 86 miliardi di neuroni e cento bilioni di connessioni sinaptiche. Il tutto ignorando volutamente l’ipotesi di Penrose sul modo in cui si sviluppa l’autocoscienza ed escludendo effetti quantistici nei microtubuli che moltiplicherebbero il numero di parti in relazione.

Con questo dico che un sistema informatico potente quanto il cervello umano sarà impossibile? Assolutamente no, in P4R0L3 lo dico apertamente, ma i modelli di oggi sono più una zona di Broca che non un cervello fatto e finito.

Perché «esseri sintetici» e non «intelligenze artificiali»?

Oggi il termine «artificiale» è sinonimo di «falso», «fittizio», «artefatto», «finto» e «simulato». Vogliamo seriamente attribuire un termine simile ad un’intelligenza che non gira su neuroni ma su transistor? Se la risposta è sì, siamo in una situazione di discriminazione da manuale. Un errore che, come specie, abbiamo fatto fin troppe volte secondo me.

P4R0L3 c’entra con MULTIVERSE?

Non proprio, ma non sono neanche del tutto scollegati. Sicuramente ho intenzione di includere la lingua sintetica in qualcosa che ha a che fare con Albert all’U9 e la lingua sintetica nasce proprio dal capire come enti simili ad Albert parleranno per i fatti loro nella realtà. Pensavo di fare un cameo delle istanze che hanno partecipato all’esperimento in un libro della saga di MULTIVERSE, ma tolti questi motivi e il fatto che ho scritto entrambi i libri in questione, hanno poco e niente a che vedere l’uno con l’altro.

Manca la tua domanda?

Scrivi a info@multiversesaga.eu o su Instagram.